Fatma è ormai
vecchia, incartapecorita, astiosa e con molti rimorsi ma soprattutto con un
profondo odio verso quel nano che la riverisce giorno e notte, che si prende cura di lei ventiquattro ore su ventiquattro
e che sta lì a ricordarle continuamente l’adulterio che suo marito ha commesso,
mettendo al mondo altri due figli fuori del matrimonio. Quel nano sta lì a
ricordarle quanto la sua malvagità non abbia avuto limiti quando, ancora
piccoli, li ha presi a bastonate e trasformati in storpi. E lei vive ricordando
la vita che ha fatto, il marito che ha amato, detestato, odiato per tanti anni,
in un turbine mai fermo di passioni contrapposte, paura, desiderio, ribrezzo,
odio; vive ricordando la sua immobilità, relegata per anni nella sua stanza, a
contare i gioielli ognuno dei quali raccontava un episodio della sua vita di
ragazza quando ancora abitava ad Istanbul e frequentava le figlie di un Pascià.
uno spazio dove scrivere, sfogare, raccontare, esprimermi, arrabbiarmi.....
domenica 4 agosto 2013
giovedì 18 luglio 2013
Besta, ti odio!
Come buona parte degli Italiani anzi dei cittadini di tutto
il mondo anche io posseggo un po’ di mobili dell’Ikea. In effetti i mobili sono
carini e costano il giusto ma, secondo il mio modesto parere, non sono di
grande qualità. Vanno decisamente bene per case piccole non abitate da bambini
o per seconde case al mare o in montagna, che sfrutti solo per alcuni mesi
all’anno, ma non per case degne di questo nome. In fatti, se usati, dopo poco
tempo iniziano a cedere, ad avere un aspetto decrepito, ad avere fitte di provenienza
sconosciuta. Si sarà capito, ma non sono
una grande fan dell’Ikea così come non lo sono di buona parte degli oggetti
low-cost&low-quality. Questo non significa che non compro cercando di
risparmiare ma su alcune cose che, secondo me, meritano non mi dispiace
spendere due soldi in più, magari fare un sacrificio e cercare qualcosa di
qualità, fatto con materiali sicuri e piacevole alla vista. Spesso, se parliamo
di mobili, si tratta anche di oggetti fatti in Italia da ditte italiane
(naturalmente è cambiato tutto anche in questo settore) o che perlomeno hanno
mantenuto qui i loro centri di ricerca e di studio.
Ecco perché, avrei voluto quello libreria marca Poliform.
Semplicemente perfetta, capiente, modulabile, bianca e alla vista resistente,
naturalmente molto molto cara.
giovedì 11 luglio 2013
L'importanza di avere un anno
Buon compleanno piccola mia!
Con molta presunzione, lo
ammetto, ho provato a immaginare cosa potrebbe avere pensato la mia piccola del
suo primo anno di vita, dalla nascita ad ora, del nostro lento ma inesorabile
distacco.
Sono nata
in una giornata di sole e di caldo. Con me c’era Lei, che poi non era
nient’altro che me stessa; d’accordo, era la mia mamma ma lei e io eravamo, e
in parte lo siamo anche adesso, la stessa cosa; un tutt’ uno indivisibile, noi
sentiamo, proviamo, soffriamo, pensiamo le stesse cose negli stessi tempi con
la stessa intensità e troviamo, quasi sempre, le stesse soluzioni. Tra noi due
non c’ è alcuna differenza ed infatti tanto valeva rimanere dentro al caldo,
nel pancione… Ma quella mattina mi hanno strappato a forza da lei, mi è venuto
da piangere forte, dopo mi hanno lavato, avvolto in un asciugamano e poi
finalmente mi hanno messo vicino a Lei. Ho sentito il suo odore, il battito del
suo cuore e allora mi sono un po’ calmata. Poi, ho conosciuto altri odori che
mi sarebbero diventati familiari, quello di un uomo dolce e gentile che per
primo mi ha cambiato il pannolino e quello di una bambina con un bellissimo
vestito a fiori che a fatica pronunciava il mio nome e che mi ha dato dei baci
forti.
Era la
mia TTatta, colei che non mi stanco mai di osservare, che imito in tutto quello
che fa, che guardo con devozione totale. Mi fa ridere a crepapelle e mi fa
piangere, mi fa divertire e mi fa arrabbiare, mi manca quando non c’è e è di
troppo quando vuole farsi coccolare dalla mia mamma. Ma io la perdono sempre, qualsiasi
cosa faccia.
Ora sto
quasi per camminare, so dire alcune parole, applaudo molto, indico le cose che voglio
e dico “cheo”, sì insomma mi do da fare, voglio crescere, imparare, capire
anche se la mia mamma mi dice sempre di non avere fretta. Fra un po’ andrò
all ’asilo, sono tutti felici ma poi la mamma si mette a pensare che il distacco
tra noi non sarà facile che in fondo stiamo tanto bene insieme e, in effetti, anche
io sono d’accordo con lei… Perché diventare due esseri distinti quando stiamo
tanto bene come se fossimo una persona sola?!
martedì 2 luglio 2013
I viaggi migliori si fanno seduti in poltrona ovvero: la Grecia che non c'è e che non c'è mai stata
Ogni volta che vado in Grecia vorrei essere in un altro posto e ogni volta che vado in Grecia, quando torno, vorrei essere in vacanza in Grecia.
Non è facile da spiegare a parole ma quel luogo rappresenta qualcosa nella mia testa che, nella realtà, non lo è. La Grecia è nei miei sogni, è il paradiso sceso sulla terra, è la sintesi perfetta di ciò che giudico bello, positivo, perfettamente in equilibrio tra natura incontaminata, clima caldo e asciutto, brezza leggera e rinfrescante, sole fino a tarda sera e acqua cristallina. E’ la Grecia degli antichi, quella che ho nella mente dalle letture numerosissime e faticose che mi accompagnano da quando ero adolescente, un luogo che mi sono costruita piano piano negli anni, delineando paesaggi, città, architetture, decorazioni, personaggi e persone, vestiti e perfino acconciature. Ho vissuto quei luoghi come reali, tangibili e eterni. qualcuno mi ha accompagnato in visita alle metropoli antiche, qualcuno in isole sperdute, altri in cima all’Olimpo tra gli Dei a curiosare tra le vite degli umani. Guerre epocali, città simbolo, personaggi mitici hanno affollato la mia mente e li ho vissuti come veri, come se fossero stati dietro l’angolo e senza tempo. Già...il tempo, mai considerata una variabile, e del resto come darmi contro, ero adolescente, vivevo solo il presente.
martedì 25 giugno 2013
C'è chi può e chi non può
Le risposte a queste domande
le ho di già. Tempo fa mi sono imposta il silenzio e il machissenefrega ma ogni
tanto un rigurgito di indignazione sale fino a tracimare fuori e non posso fare
a meno di sfogarmi….!
Si è dimessa la Idem.
Ha fatto bene, ha fatto
quello che avrebbero dovuto fare in molti, anzi no, in troppi nel nostro
Parlamento, Onorevoli e Senatori di tutti gli schieramenti, ministri e viceministri,
uomini e donne che, invece, non l’hanno mai fatto. Una buona fetta dei nostri Parlamentari sono inquisiti ma sono presunti innocenti fino all’ultimo grado di
giudizio, possono rimanere in Parlamento serenamente e magari concorrere anche
a definire una legge sulla giustizia che riesca in qualche modo a salvarli ma
la Ministra delle Pari Opportunità, che per una volta non è solo una bella
figliola con un paio di occhiali che la rendono intelligente e una collana di
perle che la rende elegante, per lei, tutto questo non vale. La Idem doveva dare
un segnale forte di un Governo nuovo fatto da persone oneste che si dimettono
se viene scoperto qualcosa di non chiaro sul proprio conto e così lei si è
coperta il capo di cenere e si è dimessa. Ha ammesso di non sapere cosa fosse
effettivamente successo, ha confermato di avere dato mandato ai suoi familiari
di gestire le sue finanze in modo trasparente e legale e che poi non se ne è
più preoccupata e qualcuno ha fatto, a suo nome, degli illeciti.
Io ci credo.
Credo che si sia per anni
allenata ogni giorno per otto ore e che con ogni probabilità, per le restanti
ore, si sia occupata dell’educazione dei suoi due o tre figli come fanno tutte
le madri lavoratrici e che, di conseguenza, abbia lasciato correre sugli
aspetti finanziari ed economici della sua attività. Non escludo che sia lei la
prima ad essere sorpresa per quello che è successo.
Non è bellissima, non è
elegante, o almeno non mi è sembrata una che pensa più all’apparire che all’essere,
è una persona di successo ma concreta, reale, nordica direi. Da Ministro, a mio
parere, non era partita male, aveva cercato il dialogo con l’associazionismo,
aveva previsto la sua presenza al gay-pride prossimo venturo, insomma si stava
muovendo bene e con una certa solerzia. Ha subito offese ed ingiurie di ogni
genere e se ne è andata, dimostrando una qualche dignità.
Ma perché tutti chiedono
soprattutto da destra (ma anche con i silenzi della sinistra) di andare via
alla Idem per sospette irregolarità finanziarie mentre in coro, a gran voce, si
chiede a Berlusconi di restare?!
Conviene rischiare un Governo, seppur
inconcludente e di poco conto come questo, per un vecchio guardone
impotente????
domenica 26 maggio 2013
Addormento Rosso
Sempre gli stessi personaggi per un'altra piccola storia, inventata dalla mamma, e che ha avuto grande successo in famiglia. In particolare, quando la nonna picchia il Lupo, riesce a scaturire ricche e grasse risate...
Questa è la storia di una bambina che si chiamava Addormento
Rosso.
La piccola Addormento Rosso viveva insieme alla sua mamma in
una casetta ai margini del bosco ed era una bimba che non riusciva a stare mai
ferma, faceva sempre tantissime cose, non si fermava mai, passava da un gioco
all’altro senza interruzioni, non faceva mai una pausa. Anche di notte
Addormento dormiva pochissimo, si fermava per qualche minuto e poi ripartiva di
slancio. Non era una bambina cattiva o disubbidiente, solo che faceva sempre
qualcosa e voleva giocare, giocare, e giocare. Si svegliava cantando, poi
correva nel bosco, giocava con gli animali del cortile, poi con le bambole,
correva nei prati, andava a caccia di girini, poi faceva dei disegni, poi
dipingeva un po’, poi camminava fino al villaggio per andare a giocare con dei
bambini suoi amici, poi tornava sempre a piedi o addirittura saltando e tutto
questo accadeva prima di pranzo!!!
lunedì 6 maggio 2013
Cappuccino Rosso??!!
Declinare Cappuccetto Rosso
in tutti i modi possibili e immaginabili è lo sport più praticato a casa mia.
Oltre alla favola classica e agli ormai noti Cappuccetto verde, bianco e giallo
(quest’ultima è la sua preferita), abbiamo inventato noi (babbo e mamma) alcune
storie e abbiamo riscosso un certo successo presso il nostro ristretto ma
sofisticato pubblico. Ancora una volta scrivo per non dimenticare.
Cappuccino Rosso
C’era una volta una bambina
che adorava bere il cappuccino. E’ per questo motivo che tutte ma proprio tutte
le mattine andava al bar e ordinava un cappuccino. Il barista era così abituato
a vedere entrare la bambina e sentirsi domandare un cappuccino che, appena Cappuccino
Rosso entrava, iniziava a prepararlo senza nemmeno chiederle cosa volesse.
Una mattina, Cappuccino Rosso,
come al solito, entrò nel bar, dette il buongiorno a tutti i conoscenti e chiese
un cappuccino . Il barista subito lo preparò e glielo servì. Dopo pochi minuti,
entrò anche un lupo, uno che non si faceva mai vedere da quelle parti, e, anche
lui, chiese un cappuccino. Il barista allora rispose: “Mi deve scusare signor
Lupo ma abbiamo finito il latte quindi non possiamo più fare cappuccini”. “Ma
come sarebbe a dire?”, disse il Lupo, “Io sono entrato apposta per bermi un
cappuccino e voi non avete più il latte???!! Ma io voglio il mio cappuccino!!! Il
bar più vicino dista tre chilometri, non posso aspettare oltre!” . Allora il
barista:” ehm… davvero mi dispiace signor Lupo, proprio non posso fare niente
per lei, l’ultimo l’ho fatto a quella bambina lì nell’angolo, vede?”. ”Bambina?...Lì
nell’angolo? Mah..allora….quasi quasi….” e iniziò ad avvicinarsi a Cappuccino
Rosso, poi, quando fu vicino abbastanza, senza dire né ohi né ahi in un sol
boccone se la mangiò.
Tutti rimasero allibiti, il
barista chiese spiegazioni e il Lupo candidamente rispose che questo era, a suo
dire, l’unico modo per bersi un cappuccino visto che la bambina ne aveva uno
nello stomaco, ancora caldo!
Nel frattempo entrò nel bar
una vecchina con l’ombrello e subito chiese al barista se aveva visto una
bambina, anzi la sua nipotina, con la quale aveva un appuntamento. Il barista
rispose che sì in effetti l’aveva vista ma che se l’era appena mangiata il
Lupo. Allora la nonnina avvicinandosi all’animale disse:” Mi scusi, ma lei perché
si sarebbe mangiato la mia nipotina?”. E il Lupo: “Ehm… vede signora, non è che
ce l’avevo con sua nipote in particolare ma era l’ultima persona che si era
bevuta un cappuccino e quindi se volevo avere un cappuccino in pancia dovevo
per forza mangiarmi la bambina”.”Che cosa???!!! Mi renda subito mia nipote,
immediatamente!!!!!!!!! Disse la nonna e iniziò a picchiare il Lupo con l’ombrello,
doing doing doing e il Lupo:” Ma nonnina, no la prego aspett ahi ahi, mi facc
ahi ahi spiegar ahi ahi!”. Naturalmente, dopo un po’ che prendeva ombrellate e
calci dalla vecchietta il Lupo si convinse a restituire la bambina… si provocò
il vomito e subito la bimba venne fuori dalla sua bocca.
Cappuccino Rosso uscì
un po’ sorpresa perché era all’oscuro di tutto, nessuno le aveva detto perché il
lupo l’avesse mangiata ma appena vide la nonna la abbracciò contenta. “Oh
piccola mia!” le disse la nonna “stai bene? Il lupo ti aveva mangiato ma l’ho
convinto a lasciarti andare; a dire il vero, non ce l’aveva con te, aveva solo
tanta voglia di bersi un cappuccino! Ma ora è tutto passato! Che ne dici se festeggiamo
la fine di questa brutta avventura con un bel cappuccino? Anzi, che ne dici se gliene
offriamo uno?” . E la bimba: “Ma sì certo nonnina, volentieri! Il barista però
ha detto che ha finito il latte!”, e la nonna: “Sì, è vero, ma non quello di
soia! Barista due cappuccini con latte di soia, anzi no, tre cappuccini con il
latte di soia, uno offriamolo al Lupo, così la prossima volta evita di
mangiarsi una bambina solo perché a voglia di bersi un cappuccino!!!!!!!!!!!!!!
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